PRO LOCO SICULIANA

Associazione Turistica e Culturale per promuovere il territorio i beni materiali e immateriali di Siculiana provincia di Agrigento

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domenica, 26 agosto 2007

VISITA 19 AGOSTO 2007

SICULIANA

19 AGOSTO 2007

VISITA TURISTICA

DI

ALPHONSE DORIA

 

Un folto gruppo del messinese capitanati dal professore Scaliusi sono stati ricevuti personalmente e dalla volontaria al servizio civile Maria Carmela Tavormia. Avevamo avuto un contatto con la direzione del Hotel Sikania, dove hanno albergato e dall’agenzia di Sciacca. Il gruppo eterogeneo è arrivato in piazza Basile in autobus d’Agrigento alle ore 10 circa. Dopo averli accolti li ho condotti nella chiesa Madre, dove Maria Carmela ha distribuito a tutti quanti le brochure autoprodotti dalla Pro loco Siculiana. (Purtroppo in bianco nero, in attesa di un finanziamento per una ristampa a colori). Sulla scalinata al gruppo è stata descritta la festa del SS. Crocifisso, descrivendo l’importanza religiosa per tutti i paesi limitrofi. Dando un breve cenno alla legenda come il simulacro sia arrivato a Siculiana. Si è raccomandato di rispettare durante la visita il luogo di culto. Entrati sono rimasti meravigliati della magnificenza. Ho delucidato le varie raffigurazioni del pittore siracusano RAFFAELE(Raffaello) POLITI (1783-1870). Oltre la pittura era uno scrittore fecondo e archeologo spregiudicato. Una figura artistica sicuramente da mettere ancor più in considerazione. Nel 1802 lascerà Siracusa e dopo una breve sosta a Noto, dove ha trovato moglie e si è sposato, si è trasferito definitivamente ad Agrigento. Nelle opere, della nostra chiesa Madre, del Politi si nota l’influenza michelangiolesca avvenuta durante un viaggio a Roma e la visita alla Cappella Sistina dell’Artista. Pertanto si nota la fisicità dei corpi, e i temi trattati. Negli affreschi della volta si gode:

 -la creazione dell’uomo che richiama in maniera folgorante Michelangelo solo che i due personaggi (Adamo e il Creatore) sono uno sopra l’altro, così sfruttando tutta l’area dell’affresco per la grandezza dei personaggi per una maggiore visibilità, però divenendo incolmabile quella breve distanza tra il dito di Adamo e quella del Padreterno, anche se la stessa risulta infinita come tra l’imminente e il trascendente. Proprio in questo riquadro si legge la scritta: “Raffaello Politi Siracusano dipinse, 1813”.

-la creazione della donna;

-La tentazione dei progenitori, sotto questo dipinto si legge la scritta: “Fr. Luigi restaurò. Anno 1900”.

Del Politi sono pure gli Oli delle navate entrando a sinistra:

-San Vincenzo (Sant’Antonio Abate?) che risuscita un bimbo morto;

-La Madonna Addolorata che contempla il Cristo morto;

-L’Annunciazione;

-La guarigione del cieco nato.  Grande interesse per la corposità del cieco e la capacità intellettiva in quanto musico. Forse per rimarcare il concetto teologico che il miracolo può avvenire dove vi è la potenzialità all’evento. Ho spiegato che chiedere di spuntare una mano mancante, come nel film di Massimo Troisi “Ricomincio da tre” è teologicamente impossibile, perché la manifesta potenza di Dio eliminerebbe il libero arbitrio entrando Dio stesso nel paradosso.

A destra:

-La liberazione di San Pietro dal carcere per opera di un Angelo;

-San Leonardo che medita le scritture alla luce di una lanterna;

 -L’Assunzione di Maria;

-Il Sacro Cuore di Gesù;

Nei  quattro pennacchi della cupola sono rappresentati gli Evangelisti affrescati da Liborio Bucalo tra il 1939 e il 1940.

Nei quadri della base della cupola sono raffigurati: Abele, David, Giacobbe,Noè, Mosè, Giobbe, Abramo, Isacco.

I visitatori in seguito sono stati divisi in due gruppi. Uno guidato personalmente dentro il battistero e l’altro guidato da Maria Carmela per le altre indicazioni.

Il battistero è una cappella a pianta rotonda nel lato sinistro della navata non appena il primo altare. Contiene otto colonne di stucco alla parete dove si aprono nicchie incavate ad ornamento. Nelle nicchie vi sono diversi simulacri: San Calogero, l’Addolorata, Santa Lucia, Santa Agnese(?). A centro vi è un tempietto quadrangolare coperto da un volta sostenuta da quattro pilastri lignei dalle colonne raddoppiate, opera del maestro Mariano Musso di Chiusa costruito nel 1848 destinato per la vara del SS. Crocifisso. A centro del tempietto su una lastra di marmo sostenuta a sua volta da un pilastro con spirali ai quattro lati vi è la vasca battesimale di forma rettangolare di marmo bianco con venature rossastre, monolitica. Il lato che si presenta al visitatore mostra due stemmi gentilizi che intaccano le cornici ed una scritta di 25 consonanti ebraiche tradotte da monsignore Benedetto Rocco dopo la segnalazione del professore Paolo Fiorentino. La traduzione: “Nell’anno 5.235: Samuele, figlio di Rabbi Yona(Sib’on). Riposi nell’Eden.” (5.235 togliendo 3.760 anni della creazione del mondo secondo la Bibbia calcolata alla maniera ebraica tradizionale si ha l’esatto anno dell’era cristiana: 1475). Lo stemma di destra è della dinastia aragonese in Sicilia; l’altro di Leon e Castiglia. Proprio nel 1469 Ferdinando il Cattolico (re di Aragona e di Sicilia) aveva sposato Isabella (erede del trono di Castiglia). Nel 1474 era avvenuta la fusione. Il Rocco dice che l’inserire i due stemmi dal committente fa pensare ad una precisa volontà benaugurale per questa unione e mostrare così la propria fedeltà di suddito feudale. Fu tutt’altro, nel 1492 vi fu la cacciata degli Ebrei da tutti i domini spagnoli. Ora un mezzo mistero è che non risulta da nessun archivio siciliano l’espulsione di ebrei da Siculiana. La loro presenza in quell’epoca è sicura anche da atti notarili, come quello nell’archivio di Sciacca (Notaio Liotta Andrea volume I IV novembre 1434 XIII Indizione A.S. Sciacca) dell’ebreo Xabono del 1435 il quale scelse il fortilizio di Siculiana, in quell’epoca porto franco, sicuramente in quanto abitato da una comunità ebraica. Questo sarcofago del piccolo Samuele prima del restauro presentava delle incrostazioni, murati attorno vi erano otto formelle di pietra alabastrina (cm. 16x24) dove in bassorilievo vi sono raffigurate delle scene dell’Antico Testamento (forse unico esempio di arte sacra figurata ebraica in Sicilia). Raffiguranti:

-Davide che uccide Golia,

-il trasporto dell’Arca a Gerusalemme e Davide suona la cetra,

-Giuseppe e i fratelli,

-Giuseppe che riceve il padre,

-Giona vomitato dal mostro marino,

-Giobbe su un letamaio vicini la moglie e due amici,

-il sacrificio di Isacco,

-Isacco che benedice Giobbe.

Ora si possono notare in basso lungo le pareti dell’elegante cappella, ma, a mio avviso, la bellezza e l’unicità, perciò per l’importanza meriterebbero una visibilità maggiore.

 

Così uscito il primo gruppo entra il secondo, pertanto tutto da ripetere.

 

Ci avviciniamo all’abiside, due scalinate portano al SS. Crocifisso. Maria Carmela spiega il messaggio cristiano del simulacro del corpo che tende l’abbraccio dalla croce e che nell’espressione vi è solo perdono. Il simulacro è su una croce incorniciata dal reliquario, mai utilizzato, ultimamente sono state inserite delle formelle ceramiche raffiguranti santi opera di artigiani di Sciacca, prima vi erano fiori artificiali. Proprio sotto la croce vi è raffigurato un teschio. Quello di Adamo, ricollegandosi così, alla creazione dell’uomo, al riscatto del peccato con l’Adamo dello Spirito, il Cristo. La tribuna e il reliquario sono stati realizzati con i soldi raccolti per la festa del SS. Crocifisso nel 1860 e 1861 che per lo sbarco di Garibaldi e lo stato di sommossa non ebbero luogo i festeggiamenti. Il grande occhio di Dio sormonta l’abside, raggiante, con a centro in una speciale vetrofania in rosso incavata in una finestra circolare attorniata di nuvole bianco celesti, vi è il nome di Dio. Quattro lettere ebraiche il tetragramma JHWH, nome che gli Ebrei si asterranno di pronunciare sostituendolo con il Signore o l’Eterno. Proprio questa scritta ha portato dentro la nostra chiesa molti visitatori Testimoni di Geova, quasi in occulto. Nella volta dell’abiside vi rappresentata l’ascensione del Cristo in cielo, molto suggestiva per la sua prospettiva.

              La magnificenza della nostra Chiesa lascia tutti stupiti e più arricchiti sicuramente nello spirito.

 

               Altra tappa la visita al Castello Chiaramontano spiegando le origini e la ricostruzione nel 1311 da Federico Chiramonte. La trasformazione della parte più bella, a mio avviso del Quarto Nobile e del l’ingresso con il ponte elevatore da parte del cavaliere Stefano Agnello (che qualcuno in epoca chiamava il Don Rodrigo di Siculiana, s’ignorano le ragioni) in questo palazzo signorile di stile neo gotico avvenuta nei primi del secolo scorso, è stata una vera perdita artistica. In quell’epoca i baroni erano interessati a mostrare più il lusso e lo sfarzo che la cultura. Fu ospite del barone Francesco Agnello il suo caro amico Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il quale grazie a questo soggiorno ed ad una visita a Palma di Montechiaro così il monastero, il gironzolare per le viuzze di Siculiana, tra le sedie in ferro del Circolo Civile e una chiesuola ingenuamente barocca si dice che fu ispirato per un rifacimento del romanzo IL GATTOPARDO e la stesura del IV capitolo. Il maniero ha un altro richiamo letterario quello del canto XXXIII dell’Inferno di Dante Alighieri dove parla di un certo Brancaleone Doria; il quale ha l’unicità di essere stato posto vivo all’inferno mentre il suo corpo stava sposando, con grande solennità e fasto, la vedova bella e prosperosa Costanza II di Chiaramonte unica figlia di Federico. La visita continuò con la chiesetta di San Lorenzo, la più antica di Siculiana, dove fu la prima sede del culto del SS. Crocifisso. Visitammo i tentativi dei nuovi proprietari (Firetto) nel realizzare un museo etnico e storico ancora in rifacimento. La mia delusione è stata nel notare che le celle del carcere non avevano più le scritte dei prigionieri con tanto di nomi e date e frasi, in un rifacimento continuo. In ultimo si è dovuti chiedere il tre euro a persona richiesti da i proprietari, suscitando qualche lamentela dei visitatori per la mancanza di cartello allo scopo di chiarire il costo all’ingresso.

 

Ultima tappa alla Torre dell’Orologio, sala consiliare e sede dell’ufficio informazione turistica della Pro loco. Con l’occasione si descritto i vari pannelli come gli itinerari dell’Indagine Archeologica e i nuovi mostrando foto delle necropoli ad archeosoli, nonché le varie strutture archeologiche come resti di mura, cubbuluna e silo granai. Alcuni cartelli della riserva naturale di Torre Salsa. Una ricostruzione storica del castello, opera di Vincenzo Pinzarrone. Purtroppo il non trovare un bar aperto la domenica, o un qualsiasi luogo di ristoro in piazza li ha fatti desistere della passeggiata nel centro storico, tra i palazzi signorili e le chiesette. Così prima di accompagnarli all’Hotel Sikania abbiamo fatto un giro a Siculiana Marina descrivendo i siti interessanti come Monte Capraria, Monte Caricatore, il fiume Canne e la necropoli tardo romana antica sul ciglio della strada sopra l’edicola dell’Ecce Homo.

 

Accompagnati in hotel ci siamo salutati con sorrisi e strette di mano.

 

L’idea di questo gruppo è un nostro progetto di itinerario turistico. Il professore Scaliusi ha preso come posto base Siculiana da dove ogni giorno con il loro autobus andavano a visitare tutto ciò che d’interessante vi è attorno, come la Valle dei Templi, con museo, Casa Pirandello, Villa Romana, Scala dei Turchi, Eraclea Minoa, Sciacca e tutto il resto. Facendo ritorno a Siculiana per cena e pernottamento. Noi della Pro loco abbiamo in studio un itinerario consimile, un tutto pagato a costi convenientissimi, della durata di una settimana, speriamo di realizzarlo e proporlo alle varie agenzie di viaggio e operatori turistici.

 

Il ricordo che ho di questi visitatori è la tanta simpatia e inventiva organizzativa, grazie per averci visitato.

 

 

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postato da: alphonsedoria alle ore 12:51 | link | commenti
categorie: visite
giovedì, 23 agosto 2007

LA VIA DI L'ACCURZU

Free Image Hosting at www.ImageShack.usL’Associazione Pro Loco “Siculiana” vi invita Domenica, 26 agosto 2007 alle ore 21,00 alla Villa Comunale per la videoproiezione della prima del cortometraggio LA VIA DI L’ACCURZU – regia, soggetto, sceneggiatura e autoprodotto da Peppe Doria; musiche originali di Giacomo Consolo. Autoprodotto dallo stesso e realizzato con attori non professionisti. Trattasi di un viaggio tra sogno e realtà in una dimensione surreale metafora della Sicilia, che invita a riflettere sui mali sociali, politici ed esistenziali della nostra terra, tutto in chiave umoristica

postato da: alphonsedoria alle ore 17:08 | link | commenti
categorie: manifestazione
mercoledì, 15 agosto 2007

LINEA DI CONFINE DELLA STORIA

SICULIANA MARINA

Linea di confine della storia

Di

Alphonse Doria

 

       

            La storia di Siculiana affonda le radici proprio su Siculiana Marina. Ed è proprio in questo luogo che ha origine il nome di Siculiana, in tutte le versioni che vogliamo. Proprio sul Monte San Giuliano, chiamato anche Monte Caricatore vi sono i resti dell’antico SCARU,  per antico s’intende di epoca neolitica sicana, poi fenicia cartaginese, greca, romana, araba, normanna e via di seguito la storia ne presenta sempre una traccia.

           Lo studioso Empedoclino Giovanni Gibilaro, cultore di storia agrigentina ed attento frequentatore degli archivi di Stato, nel suo volume "I caricatori del litorale agrigentino", dedica un

apposito capitolo allo "Scaro" di Siculiana, e che, dai documenti consultati risulta che era costituito da "un aggregato di novanta magazzeni sotterranei" ed altre case abitate, con una piccola Chiesa nel mezzo". Inoltre, a circa 700 metri ad est vi erano molti "magazzeni sotterranei" in forma di cisterne, che servirono al deposito e conservazione dei grani da esportare. Anche in tempi di magra, a Siculiana non mancavano i traffici ed infatti lo storico Denis Mack Smith sottolineava che nel 1763, anno in cui il raccolto del grano in Sicilia fu assai scarso, "il Principe di Cattolica potè esportare 20.000 stai di frumento dai suoi possedimenti feudali ed ai prezzi allora correnti dovette ricavarne un utile ingectissimo"[1]  Oggi troviamo, oltre a resti di mura, posizionati a forma di elle rivolti verso sud della lunghezza di otto metri e rivolto verso ovest della lunghezza di tre metri e ottanta centimetri della larghezza di novanta e settanta centimetri. Proprio alla distanza di un metro si ci si imbatte nella bocca di un Silo-granaio larga 1,60 e 7 metri di profondità circa, sicuramente occorre una giusta pulizia e la profondità sarà maggiore, la larghezza interna è circa quattro metri. Di questi silos ancora oggi ve ne sono una diecina, prima erano molto di più, disposti a pochi metri l’uno dall’atro a file ordinate di quattro. Le pareti erano ricoperte con un impasto ricavato dalla polvere di ossa macinate ottenendo una fibra resinosa ed essere così impermeabili.

                 I Sicani sono stati un popolo di commercianti oltre che coltivatori e allevatori. Proprio questa caratteristica li ha resi ricchi sia materialmente che culturalmente. Viene costatato dal ritrovamento di alcune tholos interne nelle montagne ricche di manufatti, anche preziosi, delle civiltà mediterranee.  Fu proprio a gli abitatori di questa terra che Hera ha voluto insegnare la coltivazione del grano. E proprio sul Monte Stella vi sono i resti di un probabile tempio della Dea. Vi sono antichi scalini scavati nella roccia e un paio di colonne. Probabilmente il basamento ritrovato di una torre di forma circolare, potrebbe essere il basamento del tempio alla dea considerato che era di tale forma per il culto di Hera (ancor prima Madre Terra). Il caso vuole che nel XVII secolo la nobile Giovanna Isfar fece costruire proprio sul Monte caricatore la chiesa dedicata a Maria SS. Annunziata. Tracce di questa chiesa sono d’appurare come anche le tracce della torre di guardia a tali granai. Occorrerebbe uno studio approfondito sul Monte Caricatore, perché le grotte presenti hanno più misteri di quanto possa sembrare a prima vista. Questi silo-granai sono da proteggere, difendere, a tutti i costi perché sono testimonianze dirette della rivoluzione neolitica dell’umanità. Proprio alle falde del monte costeggia il fiume Canne, prima navigabile. Il fiume Canne permetteva la facilità nel caricare le merci e la sicurezza nell’approdo e nell’uscita dalle probabili incursioni dai vari pirati.    Come diciamo noi siculianesi: Lu Scaru. “Lo Scalo di Siculiana Marina” ben guardato dalla Torre Felice, spazzata definitivamente via dai politici locali degli anni settanta che pensarono bene di farne gabinetti pubblici. Dal "Libro delle torri", di Salvatore Mazzarella (Ed.Sellerie) si rileva che il "Caricatore di Siculiana" era difeso, proprio all'interno del borgo, da una torre di avvistamento, che pare sia stata costruita dal barone Isfar nel 1425 e di cui ora esiste soltanto un rudere,

proprio in piazzetta Torre di fronte al tabaccaio. Questo edificio di difesa militare viene anche citato da Filoteo (1557), mentre il famoso        architetto Camilliani, incaricato dal Viceré di curare tutte le fortificazioni lungo tutte le coste della Sicilia, la descrive nei suoi rapporti ufficiali.[2]

         So, che i servizi pubblici in un luogo, dove noi siculianesi indirizziamo le nostre attenzioni per lo sviluppo turistico, sono importantissimi, ma bisogna entrare nella [i]logica che le tracce della storia sono ancora più importanti. Vi è una scala di valori da rispettare coloro che hanno la responsabilità di gestire la cosa pubblica in un luogo qualsiasi. Mentre i gabinetti pubblici potranno avere mille altre collocazioni, un bene storico che viene debellato non potrà più ricomparire. E’ un crimine doppiamente grave dal punto di vista economico per lo sviluppo turistico, e da quello culturale. Ancor più grave, perché cancellare la nostra memoria, significa cancellare noi stessi come popolo e come entità. Vi sono mille sagge citazioni su questo argomento, ma l’oggetto della discussione è un altro.[ii]

                 Come ben vedete il borgo di Siculiana Marina ha molti referenti storici:

-        il fiume Canne, molto probabilmente ha dato il nome alla mitica Camico, ormai violentato con una cementificazione eccessiva e a mio avviso anche inutile, sopraffacendo così la flora e la fauna. Un poeta locale (Alfonso Rampello) scrisse una bellissima satira politica[iii] dove si prende in giro il politico locale che voleva rendere di nuovo navigabile il fiume. In realtà a volte vi è più miseria di quando possa sembrare, basta che arrivi un progetto approvato alla Regione per gli argini dei fiumi, basta intravedere un semplice contro utile e si approva senza poi andare a costatare l’impatto ambientale e il danno culturale che va a causare.

-        I silo-granai, già aggrediti da una edificazione selvaggia, autorizzata, con tanto di concessioni e licenze edilizie, consentendo un obbrobrio mostruoso ai piedi del monte Caricatore. Nonostante è possibile salvaguardare gli altri rimasti, almeno otto. Non si possono chiudere gli occhi e fare finta di niente per la politica spicciola clientelare, qui bisogna intervenire con esproprio del terreno, salvaguardia delle strutture archeologiche e valorizzazione tramite segnaletiche descrittive e strutture precarie idonee a permettere a gli ospiti una agibile visita.

-        La necropoli delle archeosole (Tardo romano antica?). La necropoli è in un discreto stato di conservazione, anche qui occorrerebbe urgentemente una segnaletica descrittiva e le strutture idonee a permettere a gli ospiti una agibile visita.

-        La tonnara dei Florio rilevata dalla Curia vescovile di Agrigento, demolita e costruiti nuovi edifici come la Casa dell’Accoglienza Don Giustino[iv].

-        La Chiesa di San Pietro Apostolo, abbattuta di recente, rimasto un parcheggio, fonte di liti continue tra gli abitatori del quartiere. Si intravede il campanile in una foto scattata dal fotografo locale Matteo Cumbo negli anni ’60, esposta anche nella sala consiliare del Comune di Siculiana. Eretta il 1 aprile 1949. I parroci nel 1951 Salvatore Li Vecchi, nel 1972 Giuseppe Fiorica, (?).[v]   

-        La Torre Felice, ora gabinetti pubblici e terrazza davanti l’Hotel Paguro. Mi è stato narrato un aneddoto: nella seconda guerra mondiale vi era una vedetta di camicie nere proprio sulla torre. E uno di loro vede all’orizzonte uno squadriglia di aerei dal versante nemico. Proprio una flotta numerosissima. U ‘za Affonziu u curdunaru con il suo allarmismo suggestiona pure il camerata di vedetta e lanciarono l’allarmea Girgenti, e che allarme!  Dopo un po’ mentre la squadriglia si andava avvicinando e non udivano rumore scoprirono che i terribili aerei nemici non erano altro che aciddazzi di mari . L’onestà fascista o la semplice coglionaggine ha suggerito al camerata curdunaru di ritirare l’allarme e confessare l’errore si prese le meritate parolacce del comando girgintano.

-        I magasè, si trovavano proprio nella sponda est del fiume Canne vicino dove sfociava. Erano dei grandi magazzini di deposito dei cereali utilizzati fino nell’ultima guerra, dove il regime fascista distribuiva alla gente il grano per sostenersi. Oggi non esistono più, non vi è proprio traccia. Al suo posto vi è un piccolo villaggio privato.

-        La casa matta, si trova sotto la ex caserma della guardia di finanza, versante sud, costruita prima dello sbarco degli Alleati della seconda guerra mondiale. Vorrei aggiungere che anche questa struttura è un bene storico da valorizzare e segnalarlo con una segnaletica.Free Image Hosting at www.ImageShack.us3]

Altre caratteristiche:

-        I murales,  per le stradine della frazione s’incontrano, ormai attaccati dalla salsedine marina, questi dipinti a muro, opere di Provenzano, Tedesco, Siracusa ed altri. Rappresentano personaggi locali, come u zzu Angiliddu mentre costruisce le sue ceste di vinile, scene e paesaggi locali. Attribuiscono un caratteristico e armonioso con l’ambiente tutto un senso di trasporto estetico aggiungendo colori. Lodevole iniziativa della Pro Loco Siculiana preseduta da Alfonso Siracusa, pittore locale affermato in campo nazionale.

-        Il litorale: possiamo affermare che in gran parte ha conservato la sua naturale verginità. Per fortuna è stato aggredito solo in parte dall’uomo e che il territorio a ponente è uno degli ultimi lembi della costa integra, anche perché il nostro mare non subisce un inquinamento di carattere chimico industriale, ma solo quello generato dai rifiuti liquidi urbani. Di seguito Monte Stella vi è la riserva naturale WWF Torre Salsa. Una spiaggia fossile colore oro, un mare pulito. Attrezzato con stabilimenti balneari di grande esperienza come: Lido Sabbia d’Oro, Lustru di Luna, La Sirinetta. Attrezzata per l’accesso ai disabili e di una postazione di bagnini. Vi sono ambi parcheggi privati e pubblici. Ora l’impegno politico è sostenere questo stato di cose, permettendo uno sviluppo possibile, per un turismo fattivo.

-        Il porto, è protetto dal molo di levante e dal molo di ponente; vi possono accedere solo piccole imbarcazioni. L'approdo risulta essere in gran parte insabbiato. Realmente l’utilizzo di tale porto è un ambio parcheggio d’auto. E’ nato un Comitato Pro Marina di Siculiana e l’ultima iniziativa, che io sappia, è un convegno il 2 aprile 2005 a Siculiana Marina dal tema: IL PORTO DI SICULIANA MARINA: TEMPI E MODI DELLA SUA REALIZZAZIONE. I partecipanti e relatori ai lavori di questo convegno sono stati tanti e illustri come: il presidente della Regione Cuffaro, il presidente della Provincia Fontana, l’On. Capodicasa, l’On. Cimino, l’Amministratore delegato Italia Navigando SpA ing. Marconi, il dott. Mira e il Sindaco Sinaguglia. I temi: adempimenti e tempi certi per iniziare i lavori; tempi di consegna e frizione; le possibilità di sviluppo e il porto come volano turistico. A questo punto ci chiediamo come sia andata a finire? Forse questa foto scattata personalmente il 14 agosto 2007 darà un idea.

-         



[1] Tratto da: UN SUGGESTIVO BORGO MARINO di Gaetano Alotta rivista AGRIGENTO: Nuove Ipotesi n°2 1994

[2] Tratto da: UN SUGGESTIVO BORGO MARINO di Gaetano Alotta rivista AGRIGENTO: Nuove Ipotesi n°2 1994

 

[3] Foto del 14.08.2007 (Alphonse Doria)

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[i]

[ii]CARLO AZEGLIO CIAMPI: “ la cultura è l'anima di un paese, la sua linfa vitale: è coscienza e conoscenza di sé e dell'ambiente in cui si vive, la cultura è la prima identità di un popolo; che la  cultura è memoria, ma deve vivere nel presente perché non basta avere un patrimonio prezioso, se non c'è l'impegno, la passione, la competenza di chi, nel custodirlo, lo alimenta e lo tramanda. La famiglia, la scuola e l'università hanno il compito di trasmettere ai giovani il senso della continuità fra le generazioni: se gli anziani non ricordano e i ragazzi non sanno, non c'è futuro».”

Identità e futuro (CRICD 2005- Regione Siciliana): La questione della "centralità" della memoria storica non consiste nella riproposizione del passato, ma nella consapevolezza che l'identità può costituire un progetto per il futuro.

La Cultura può essere definita come "la trasmissione da una generazione all'altra, attraverso l'insegnamento ed altri

processi di imitazione di conoscenze, valori ed altri fattori che influiscono sui comportamenti" (Douglass C. North)

Le società sono dunque contesti di orientamento e di memoria che vengono trasmessi alle generazioni successive.

La Cultura è esercizio di facoltà spirituali ed intellettuali; per svilupparsi ha bisogno di un adeguato e proprio contesto di memoria storica.

Qui sta il vero problema dell'ora presente: l'Europa attraversa oggi una fase di profonda crisi d'identità. L'identità è

qualcosa di più della Cultura di una società: Jan Assman paragona la Cultura a una sorta di "sistema di identità" del

gruppo sociale, analogo al sistema immunitario biologico. Se c'è un punto in cui lo slogan "uniti nella diversità" è specialmente vero, questo è il campo culturale. Aggiungiamo, con Eliot: "Perché la cultura europea fiorisca si richiedono due condizioni: che la cultura di ogni paese sia unica, e che le diverse culture riconoscano la reciproca relazione, cosicché ciascuna sia in grado di riaccogliere le altre".

L'identità europea nasce infatti dalle identità nazionali e regionali, le deve favorire e non sovrapporsi ad esse.

In questo specifico contesto va riaffermata la nostra "sicilianità".

Diodoro Siculo, venti secoli fa, scriveva: "L'uomo passa e il tempo resta. Mentre gli altri monumenti diventano preda del tempo, la storia incatena, con la sua onnipotenza, questo tempo che logora tante cose, e lo costringe, in una qualsiasi maniera, a trasmettere le sue testimonianze alle generazioni che verranno".

GIUSEPPE GARRETTO: Quando si vuole opprimere e sfruttare compiutamente un popolo, il metodo più sicuro è appunto di a cancellare dalla sua mente ogni ricordo di grandezza e di lotte sostenute per la libertà, segno inconfondibile di una civiltà superiore; e di far penetrare nel suo spirito la convinzione di essere sempre stato, nella storia, un miserabile, spregevole oggetto, e mai soggetto. Applicando questo metodo, si sono impegnati ad oscurare

a poco a poco la Coscienza Siciliana, una volta cosi fiera e gelosa delle istituzioni, dei costumi, delle tradizioni, della secolare autonomia e delle franchigie costituzionali isolane. Oscurare la coscienza fino a farle dimenticare la sua storia, che è storia stupenda.

 

 

[iii] LU PATRI DI LU CIUMI CANNI[iii]

 

Lu vidi quasi tutti li matini

Passari pi la strata provinciali

Pi jri a la so cratura a visitari,

Arrivata a lu ciumi ci sorridi

Vidennu l’acqua limpida scurriri,

Pirchì è na cosa bella da vidiri.

Un jornu ca si misi a taljari

Si qualche modifica si putja fari

Un vidaneddu si misi a parlari:

“Signuri, lei m’av’a scusari

si a vossia ci vogliu addumannari

ogni matina cà chi veni a fari?”

“Chi st’opira chi vidi mi appartieni,

pirchì è fruttu di lu me suduri

cu l’acchianari e scinniri li scali;

ma lu secunnu lottu s’av’a fari

pi rendiri stu cursu a navigari

pirchi Caronti vogliu addivintari!”

“Forsi è veru e nun lu pozzu smintiri,

ma cu la merda di li ‘Ngaglia c’am’a fari

c’ogni matina veni a galleggiari?”

“Tu amicu nun ti preoccupari

sugnu cà pi chistu studiari

pirchì na soluzioni debbu ju truvari.”

“Veru ca nun sugnu competenti

ma un consigliu ju ci vogliu dari:

facissi un antru ciumi artificiali

tagliannu di li ‘Ngaglia pi li terri

drittu a mari putissi arrivari

senza la so creatura duviri ‘nquinari!”

“E’ un bon consigliu, lu vogliu appruvari!

M’avviu pi la sedi comunali

Pi st’argomentu duviri affruntari.”

“Ma lei è amministratori comunali?

Ca si po permettiri di sti cosi fari?

O su l’antri c’hann’a deliberari?”

“Tu amicu allura nun mi canusci,

sugnu n’amministraturi comunali

pirchì senza di mia nenti si po’ fari”

“Si chissu chi dici fussi veramenti

a sinnacu lu duvissuru purtari

mentri è nenti, mancu consiglieri!”

“La prossima campagna elettorali

a capu lista mi devu prisintari,

pirchì tutti chisti pir mia hann’a vutari,

pirchì sugnu valenti prontu a consigliari

si qualcunu voli addiviniri”

“Lei signuri nun voli capiri

ca chissu ca si misi a puitari

dissi ca lei nenti sapi fari!”

 

TRADUZIONE

IL PADRE DEL FIUME CANNE

Lo vedi quasi tutte le mattine, passare per la strada provinciale, per andare a visitare la sua creatura, arrivato al fiume ci sorride vedendo scorrere l’acqua limpida, perché è una cosa bella da vedere. Un giorno che era intento a guardare se qualche modifica si poteva fare un campagnolo si mise a parlare: “Signore lei mi deve scusare, se ci voglio chiedere ogni mattina qui che viene a fare?” “Quest’opera che vedi mi appartiene, perché è frutto del mio sudore con il sale e scendi delle scale; ma il secondo lotto si deve ancora fare per rendere questo corso navigabile, perché Caronte voglio diventare!” “Forse è vero, non lo posso smentire, ma con la melma degli Incaglia che dobbiamo fare che ogni mattina viene a galleggiare?” “Tu amico non ti preoccupare, sono qui per studiare questo, perché una soluzione io la devo trovare.” “Vero che non sono competente, ma un consiglio io glielo voglio dare: faccia un altro fiume artificiale tagliando da gli Incaglia per i terreni potrà arrivare dritto a mare, senza inquinare così la sua creatura!” “E’ un buon consiglio, lo voglio approvare! Mi avvio per la sede comunale per affrontare questo argomento.” “Ma lei è amministratore comunale? Che si può permettere di fare queste cose? O sono gli altri che debbono deliberare?” “Tu amico allora non mi conosci, sono un amministratore comunale, perché senza di me niente si può fare.” “Se quello che dice fosse veramente a sindaco lo dovrebbero candidare, mentre è niente, neanche consigliere!” “Alla prossima campagna elettorale come capo lista mi devo presentare, perché tutti questi per me devono votare, perché sono valente pronto a consigliare se qualcuno vuole addivenire” “Lei signore non vuole capire che questo che si è messo a poetare ha detto che lei non sa fare niente!”

 

 

 

[iv] LA'TONNARA (Antonino Casatuto LA COASTA SICULIANESE)

Anticamente il tonno si pescava con grossi ami, e solo nel periodo del massimo splendore della civiltà greca si impiegò qualche piccola rete, con bassi risultati. L'introduzione delle tonnare, clic resero più agevole la pesca del tonno, si deve agli Arabi. Infatti, moltissimi nomi usati per identificare la funzione dei tonnaroti, della lavorazione del tonno e delle camere della tonnara sono di origine saracena.

Proprietario della tonnara, cioè dello stabilimento di lavorazione, degli attrezzi e delle barche, fu per primo Don Calogero Indelicato da Sciacca, successivamente sarebbe stata rilevata dal Dott. Serraino che l'avrebbe ceduta alla ditta Florio di Genova (famiglia Parodi) con la quale la tonnara avrebbe chiuso definitivamente

i battenti. La Curia Vescovile d i Agrigento l'ha rilevata col proposito di istituirvi ima colonia marina che mai fu realizzata. Nel  1961,  Padre  Silvio Morosini, per conto della Curia, perfezionò le operazioni di vendita dello stabilimento. Esso fu acquistato dalle Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria (dette d'Egitto) della Casa del Fanciullo "Cuore Immacolato di Maria" di San Leone (Agrigento), dalle Suore Figlie della Carità di S. Vincenzo de' Paoli dell'Istituto "Immacolata Concezione" di Naro, e dai Padri Vocazionisti dell'ordine religioso

fondato da Don Giustino Russolillo. Abbattuta la vecchia struttura i suddetti istituti provvidero a fare costruire dei nuovi edifìci, nei quali rispettivamente istituirono: la Colonia estiva prò orfani M. Concetta Sciasela ahimdessa e bene/attrice, la Colonia S. Vincenzo de' Paoli e la Casa dell'accoglienza Don Giustino.

La pesca del tornio fu un'attività fìorentissima di Iu Scaru e tale sarebbe continuata finché proprietario della tonnara fu Indelicato, dopo di che sarebbe iniziata la fase di decadenza.

 

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[v]  Foto di Matteo Cumbo

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martedì, 07 agosto 2007

BROCHURE

brochureUNA PASSEGGIATA NEL CENTRO STORICO DI SICULIANA

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categorie: brochure
domenica, 05 agosto 2007

una passeggiata nel centro storico di Siculiana

QUESTO TESTO E' STATO REDATTO DALLE VOLONTARIE DEL SERVIZIO CIVILE 2006-7 DELLA PRO LOCO SICULIANA  

Anna Rita Gagliano

Rosaria Pacenzia

Maria Carmela Tavormina

Da piazza Umberto I una passeggiata nel centro storico di Siculiana

La nostra passeggiata nel centro storico di Siculiana ha inizio nella Piazza Umberto I, nobilitata dal Santuario del S.S.Crocifisso, uno degli edifici sacri più antichi del paese. La Chiesa Madre, infatti, fu costruita intorno alla fine del 1500 o agli inizi del 1600, quando i Padri Carmelitani si stabilirono a Siculiana ed edificarono la Chiesa della Madonna del Carmelo, che successivamente fu dedicata a San Leonardo protettore del paese e oggi Santuario del S.S. Crocifisso. Il simulacro del S.S.Crocifisso è una mirabile scultura in legno di leccio, completamente pitturata di marrone, raffigurante il Cristo appena spirato sulla croce. E’ venerato da secoli dai siculianesi, ma anche da numerosi fedeli che a piedi scalzi, dai paesi vicini, vengono in processione sciogliendo i voti, secondo una tradizione ormai secolare. La chiesa è in stile barocco con all’interno dei pregevoli dipinti attribuiti a Raffaello Politi. Nell’abside, salendo da due scalinate laterali si accede alla Tribuna del Crocifisso con il reliquario. All’interno della Chiesa Madre, vi è la Cappella del Battistero o Fonte Battesimale, a pianta rotonda; la cui vasca battesimale è ricavata da un antico sarcofago marmoreo di origine ebraica che dimostra l’esistenza di una comunità ebraica residente nel territorio siculianese intorno al 1500. Quasi contemporaneamente, di fronte al Santuario, fu edificata la Chiesa della Madonna  del Rosario, su cui poi fu costruita la Casa del Fascio con la Torre dell’Orologio, oggi sede dell’ ufficio informazione turistico della Proloco di Siculiana. Dalla piazza, imboccando la via Castello raggiungiamo il Castello Chiaramonte di origine araba. Nel 1310, Federico Chiaramonte lo ricostruì sui ruderi del Kalat Sugul distrutto dai Normanni e gli diede nuovamente splendore. Nel 1311, in grande pompa magna, furono celebrate le nozze tra l’unica figlia di Federico, Costanza, ed il nobile genovese Brancaleone Doria, posto da Dante Alighieri nell’Inferno della Divina Commedia. All’interno del Castello si trova  la più antica chiesa del paese  dedicata prima a San Lorenzo e  poi a Santa Maria degli Angeli, che fu, inoltre, la prima sede di culto del SS. Crocifisso. Attorno al cortile, si trovavano gli alloggi militari e di servizio, i magazzini, le stalle, il carcere e la chiesetta. Il Quarto Nobile era la dimora del barone e la sede dei ricevimenti, costituita su due piani. Il decadimento del castello iniziò con le baronie dei Del Bosco e dei Bonanno, mentre agli inizi del nostro secolo, il barone Agnello  demolì il “Quarto Nobile”, l’ala di maggiore interesse artistico del castello, per costruirvi la villa in stile neo-gotica che ancora oggi permane. In quest’ultima, sembra abbia dimorato, ospite del barone Agnello stesso, lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, in cui scrisse alcune parti del suo più celebre romanzo “Il Gattopardo”.

 A questo punto scendendo dalla via Chiaramonte, una serie di stradine si snodano in una delle zone più antiche del paese, ricca di architetture tipiche della civiltà contadina, che ci permettono attraverso la via Casale di raggiungere la via Concezione, dove troviamo la Chiesa dell’Immacolata Concezione, parrocchia inaugurata nel 1713, costruita per volontà del sacerdote Giacomo Santalucia, oggi non più agibile. Proseguiamo la nostra passeggiata, attraversiamo la via Finestre dove si può ammirare un caratteristico e suggestivo arco a volta gotica, che ci immette nella via G. Marconi, in cui si innalzano i due più importanti palazzi baronali siculianesi. Il Palazzo Alfano sorto tra il XVII e il XVIII secolo, austero nella sua architettura, con ingresso principale in via Marconi n°348, è di aspetto più interessante il prospetto che volge nella via San Francesco, separando in una suggestiva strettoia l’altro Palazzo Agnello sorto un secolo dopo. Molto probabilmente fu la dimora degli Alfani, i quali sicuramente risiedettero a Siculiana dal 1736, anno in cui risalgono i primi atti erogati dal giovane notaio regio Carmelo Alfano.  L’altro palazzo era l’abitazione degli Agnello, che arrivarono a Siculiana dopo il  matrimonio tra Caterina Alfano e Stefano Agnello, il 19 febbraio 1797. Gli Agnello non ebbero mai l’investitura della baronia di Siculiana, ma sicuramente ne influenzarono il percorso storico. Il palazzo è in ottimo stato, grazie alla sua struttura in pietra, e tutt’oggi abitato. Nell’estate 1964,  in mancanza di alberghi fu ospitata nel palazzo Agnello, la troupe cinematografica del film “Sedotta e Abbandonata” di Pietro Germi; protagonista femminile Monica Vitti. L’attrice fuggì letteralmente da Siculiana, per l’afa, la mancanza di servizi di ogni genere, tra i quali l’acqua, e il ruolo del film che non piaceva. La sua fuga fu la fortuna della giovanissima Stefania Sandrelli che ebbe la parte. Scendendo, poi, dalla via San Francesco raggiungiamo la Chiesetta di San Francesco  dedicata proprio all’omonimo Santo, del XVIII secolo, tutt’oggi agibile e adibita al culto. Proseguendo lungo questa via, sbocchiamo in via Castellana e subito dopo troviamo la piazzetta Marino, luogo dell’Istituto Sacro Cuore delle Figlie della misericordia e della Croce. Lungo la via Marconi incontriamo poi