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domenica, 26 agosto 2007

VISITA 19 AGOSTO 2007

SICULIANA

19 AGOSTO 2007

VISITA TURISTICA

DI

ALPHONSE DORIA

 

Un folto gruppo del messinese capitanati dal professore Scaliusi sono stati ricevuti personalmente e dalla volontaria al servizio civile Maria Carmela Tavormia. Avevamo avuto un contatto con la direzione del Hotel Sikania, dove hanno albergato e dall’agenzia di Sciacca. Il gruppo eterogeneo è arrivato in piazza Basile in autobus d’Agrigento alle ore 10 circa. Dopo averli accolti li ho condotti nella chiesa Madre, dove Maria Carmela ha distribuito a tutti quanti le brochure autoprodotti dalla Pro loco Siculiana. (Purtroppo in bianco nero, in attesa di un finanziamento per una ristampa a colori). Sulla scalinata al gruppo è stata descritta la festa del SS. Crocifisso, descrivendo l’importanza religiosa per tutti i paesi limitrofi. Dando un breve cenno alla legenda come il simulacro sia arrivato a Siculiana. Si è raccomandato di rispettare durante la visita il luogo di culto. Entrati sono rimasti meravigliati della magnificenza. Ho delucidato le varie raffigurazioni del pittore siracusano RAFFAELE(Raffaello) POLITI (1783-1870). Oltre la pittura era uno scrittore fecondo e archeologo spregiudicato. Una figura artistica sicuramente da mettere ancor più in considerazione. Nel 1802 lascerà Siracusa e dopo una breve sosta a Noto, dove ha trovato moglie e si è sposato, si è trasferito definitivamente ad Agrigento. Nelle opere, della nostra chiesa Madre, del Politi si nota l’influenza michelangiolesca avvenuta durante un viaggio a Roma e la visita alla Cappella Sistina dell’Artista. Pertanto si nota la fisicità dei corpi, e i temi trattati. Negli affreschi della volta si gode:

 -la creazione dell’uomo che richiama in maniera folgorante Michelangelo solo che i due personaggi (Adamo e il Creatore) sono uno sopra l’altro, così sfruttando tutta l’area dell’affresco per la grandezza dei personaggi per una maggiore visibilità, però divenendo incolmabile quella breve distanza tra il dito di Adamo e quella del Padreterno, anche se la stessa risulta infinita come tra l’imminente e il trascendente. Proprio in questo riquadro si legge la scritta: “Raffaello Politi Siracusano dipinse, 1813”.

-la creazione della donna;

-La tentazione dei progenitori, sotto questo dipinto si legge la scritta: “Fr. Luigi restaurò. Anno 1900”.

Del Politi sono pure gli Oli delle navate entrando a sinistra:

-San Vincenzo (Sant’Antonio Abate?) che risuscita un bimbo morto;

-La Madonna Addolorata che contempla il Cristo morto;

-L’Annunciazione;

-La guarigione del cieco nato.  Grande interesse per la corposità del cieco e la capacità intellettiva in quanto musico. Forse per rimarcare il concetto teologico che il miracolo può avvenire dove vi è la potenzialità all’evento. Ho spiegato che chiedere di spuntare una mano mancante, come nel film di Massimo Troisi “Ricomincio da tre” è teologicamente impossibile, perché la manifesta potenza di Dio eliminerebbe il libero arbitrio entrando Dio stesso nel paradosso.

A destra:

-La liberazione di San Pietro dal carcere per opera di un Angelo;

-San Leonardo che medita le scritture alla luce di una lanterna;

 -L’Assunzione di Maria;

-Il Sacro Cuore di Gesù;

Nei  quattro pennacchi della cupola sono rappresentati gli Evangelisti affrescati da Liborio Bucalo tra il 1939 e il 1940.

Nei quadri della base della cupola sono raffigurati: Abele, David, Giacobbe,Noè, Mosè, Giobbe, Abramo, Isacco.

I visitatori in seguito sono stati divisi in due gruppi. Uno guidato personalmente dentro il battistero e l’altro guidato da Maria Carmela per le altre indicazioni.

Il battistero è una cappella a pianta rotonda nel lato sinistro della navata non appena il primo altare. Contiene otto colonne di stucco alla parete dove si aprono nicchie incavate ad ornamento. Nelle nicchie vi sono diversi simulacri: San Calogero, l’Addolorata, Santa Lucia, Santa Agnese(?). A centro vi è un tempietto quadrangolare coperto da un volta sostenuta da quattro pilastri lignei dalle colonne raddoppiate, opera del maestro Mariano Musso di Chiusa costruito nel 1848 destinato per la vara del SS. Crocifisso. A centro del tempietto su una lastra di marmo sostenuta a sua volta da un pilastro con spirali ai quattro lati vi è la vasca battesimale di forma rettangolare di marmo bianco con venature rossastre, monolitica. Il lato che si presenta al visitatore mostra due stemmi gentilizi che intaccano le cornici ed una scritta di 25 consonanti ebraiche tradotte da monsignore Benedetto Rocco dopo la segnalazione del professore Paolo Fiorentino. La traduzione: “Nell’anno 5.235: Samuele, figlio di Rabbi Yona(Sib’on). Riposi nell’Eden.” (5.235 togliendo 3.760 anni della creazione del mondo secondo la Bibbia calcolata alla maniera ebraica tradizionale si ha l’esatto anno dell’era cristiana: 1475). Lo stemma di destra è della dinastia aragonese in Sicilia; l’altro di Leon e Castiglia. Proprio nel 1469 Ferdinando il Cattolico (re di Aragona e di Sicilia) aveva sposato Isabella (erede del trono di Castiglia). Nel 1474 era avvenuta la fusione. Il Rocco dice che l’inserire i due stemmi dal committente fa pensare ad una precisa volontà benaugurale per questa unione e mostrare così la propria fedeltà di suddito feudale. Fu tutt’altro, nel 1492 vi fu la cacciata degli Ebrei da tutti i domini spagnoli. Ora un mezzo mistero è che non risulta da nessun archivio siciliano l’espulsione di ebrei da Siculiana. La loro presenza in quell’epoca è sicura anche da atti notarili, come quello nell’archivio di Sciacca (Notaio Liotta Andrea volume I IV novembre 1434 XIII Indizione A.S. Sciacca) dell’ebreo Xabono del 1435 il quale scelse il fortilizio di Siculiana, in quell’epoca porto franco, sicuramente in quanto abitato da una comunità ebraica. Questo sarcofago del piccolo Samuele prima del restauro presentava delle incrostazioni, murati attorno vi erano otto formelle di pietra alabastrina (cm. 16x24) dove in bassorilievo vi sono raffigurate delle scene dell’Antico Testamento (forse unico esempio di arte sacra figurata ebraica in Sicilia). Raffiguranti:

-Davide che uccide Golia,

-il trasporto dell’Arca a Gerusalemme e Davide suona la cetra,

-Giuseppe e i fratelli,

-Giuseppe che riceve il padre,

-Giona vomitato dal mostro marino,

-Giobbe su un letamaio vicini la moglie e due amici,

-il sacrificio di Isacco,

-Isacco che benedice Giobbe.

Ora si possono notare in basso lungo le pareti dell’elegante cappella, ma, a mio avviso, la bellezza e l’unicità, perciò per l’importanza meriterebbero una visibilità maggiore.

 

Così uscito il primo gruppo entra il secondo, pertanto tutto da ripetere.

 

Ci avviciniamo all’abiside, due scalinate portano al SS. Crocifisso. Maria Carmela spiega il messaggio cristiano del simulacro del corpo che tende l’abbraccio dalla croce e che nell’espressione vi è solo perdono. Il simulacro è su una croce incorniciata dal reliquario, mai utilizzato, ultimamente sono state inserite delle formelle ceramiche raffiguranti santi opera di artigiani di Sciacca, prima vi erano fiori artificiali. Proprio sotto la croce vi è raffigurato un teschio. Quello di Adamo, ricollegandosi così, alla creazione dell’uomo, al riscatto del peccato con l’Adamo dello Spirito, il Cristo. La tribuna e il reliquario sono stati realizzati con i soldi raccolti per la festa del SS. Crocifisso nel 1860 e 1861 che per lo sbarco di Garibaldi e lo stato di sommossa non ebbero luogo i festeggiamenti. Il grande occhio di Dio sormonta l’abside, raggiante, con a centro in una speciale vetrofania in rosso incavata in una finestra circolare attorniata di nuvole bianco celesti, vi è il nome di Dio. Quattro lettere ebraiche il tetragramma JHWH, nome che gli Ebrei si asterranno di pronunciare sostituendolo con il Signore o l’Eterno. Proprio questa scritta ha portato dentro la nostra chiesa molti visitatori Testimoni di Geova, quasi in occulto. Nella volta dell’abiside vi rappresentata l’ascensione del Cristo in cielo, molto suggestiva per la sua prospettiva.

              La magnificenza della nostra Chiesa lascia tutti stupiti e più arricchiti sicuramente nello spirito.

 

               Altra tappa la visita al Castello Chiaramontano spiegando le origini e la ricostruzione nel 1311 da Federico Chiramonte. La trasformazione della parte più bella, a mio avviso del Quarto Nobile e del l’ingresso con il ponte elevatore da parte del cavaliere Stefano Agnello (che qualcuno in epoca chiamava il Don Rodrigo di Siculiana, s’ignorano le ragioni) in questo palazzo signorile di stile neo gotico avvenuta nei primi del secolo scorso, è stata una vera perdita artistica. In quell’epoca i baroni erano interessati a mostrare più il lusso e lo sfarzo che la cultura. Fu ospite del barone Francesco Agnello il suo caro amico Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il quale grazie a questo soggiorno ed ad una visita a Palma di Montechiaro così il monastero, il gironzolare per le viuzze di Siculiana, tra le sedie in ferro del Circolo Civile e una chiesuola ingenuamente barocca si dice che fu ispirato per un rifacimento del romanzo IL GATTOPARDO e la stesura del IV capitolo. Il maniero ha un altro richiamo letterario quello del canto XXXIII dell’Inferno di Dante Alighieri dove parla di un certo Brancaleone Doria; il quale ha l’unicità di essere stato posto vivo all’inferno mentre il suo corpo stava sposando, con grande solennità e fasto, la vedova bella e prosperosa Costanza II di Chiaramonte unica figlia di Federico. La visita continuò con la chiesetta di San Lorenzo, la più antica di Siculiana, dove fu la prima sede del culto del SS. Crocifisso. Visitammo i tentativi dei nuovi proprietari (Firetto) nel realizzare un museo etnico e storico ancora in rifacimento. La mia delusione è stata nel notare che le celle del carcere non avevano più le scritte dei prigionieri con tanto di nomi e date e frasi, in un rifacimento continuo. In ultimo si è dovuti chiedere il tre euro a persona richiesti da i proprietari, suscitando qualche lamentela dei visitatori per la mancanza di cartello allo scopo di chiarire il costo all’ingresso.

 

Ultima tappa alla Torre dell’Orologio, sala consiliare e sede dell’ufficio informazione turistica della Pro loco. Con l’occasione si descritto i vari pannelli come gli itinerari dell’Indagine Archeologica e i nuovi mostrando foto delle necropoli ad archeosoli, nonché le varie strutture archeologiche come resti di mura, cubbuluna e silo granai. Alcuni cartelli della riserva naturale di Torre Salsa. Una ricostruzione storica del castello, opera di Vincenzo Pinzarrone. Purtroppo il non trovare un bar aperto la domenica, o un qualsiasi luogo di ristoro in piazza li ha fatti desistere della passeggiata nel centro storico, tra i palazzi signorili e le chiesette. Così prima di accompagnarli all’Hotel Sikania abbiamo fatto un giro a Siculiana Marina descrivendo i siti interessanti come Monte Capraria, Monte Caricatore, il fiume Canne e la necropoli tardo romana antica sul ciglio della strada sopra l’edicola dell’Ecce Homo.

 

Accompagnati in hotel ci siamo salutati con sorrisi e strette di mano.

 

L’idea di questo gruppo è un nostro progetto di itinerario turistico. Il professore Scaliusi ha preso come posto base Siculiana da dove ogni giorno con il loro autobus andavano a visitare tutto ciò che d’interessante vi è attorno, come la Valle dei Templi, con museo, Casa Pirandello, Villa Romana, Scala dei Turchi, Eraclea Minoa, Sciacca e tutto il resto. Facendo ritorno a Siculiana per cena e pernottamento. Noi della Pro loco abbiamo in studio un itinerario consimile, un tutto pagato a costi convenientissimi, della durata di una settimana, speriamo di realizzarlo e proporlo alle varie agenzie di viaggio e operatori turistici.

 

Il ricordo che ho di questi visitatori è la tanta simpatia e inventiva organizzativa, grazie per averci visitato.

 

 

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postato da: alphonsedoria alle ore 12:51 | link | commenti
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